Sento dire questa bugia: la sinistra e la destra non esistono più. Ma se ci riflettiamo per un istante, è evidente che si tratta di una menzogna.
Lo sappiamo bene, io e te, e probabilmente lo sa chiunque si fermi a pensare con un po’ di attenzione: è una cazzata assoluta.
Perché lo è? Essere di sinistra o di destra significa significa essere, significa avere un modo di stare al mondo, di affrontare le questioni quotidiane, di risolvere i problemi che si presentano nella società. Questi modi di agire, queste idee, derivano da differenti visioni del mondo, da diverse concezioni etiche, politiche, filosofiche, sociali. Sono approcci distinti per interpretare il presente, immaginare il futuro e trovare soluzioni ai bisogni collettivi ed individuali. L’indole umana, che sinteticamente possiamo definire di sinistra o di destra, riflette appunto questi differenti approcci accomunati dalla capacità di riconoscere un problema e dall’intento di risolverlo.
Quindi che cosa significa la frase “la destra e la sinistra non esistono più“?
Significa che si vuole sostituire queste diverse modalità di pensiero ed azione con un vuoto, con l’assenza di prospettive concrete, con l’incapacità di riconoscere il circostante e voler fornire risposte efficaci, immaginare futuri (declinati al plurale).
L’incapacità di affrontare i mali della società, di riconoscere e risolvere i problemi e di avere visioni del futuro, è essenziale per il regresso degli esseri umani. È utile per il peggioramento delle loro condizioni psicosociali, per la riduzione delle tutele: dalla precarizzazione delle condizioni materiali all’erosione dei diritti individuali e collettivi, dal declino del benessere spirituale al deterioramento delle relazioni sociali. Appare essenziale per la distruzione delle relazioni, del senso di comunità, delle identità individuali e culturali, per la meraviglia della diversità. La mancanza di visioni plurime del mondo è necessaria per l’impoverimento sociale, culturale, emotivo, economico e monetario: ed è funzionale alla depressione, al malessere, all’isolamento, alla riduzione del desiderio, all’acquisto ed al microgodimento di prodotti spazzatura.
Non avere una visione del mondo e di se stessi nel mondo è fondamentale per favorire il regresso, per ridurre gli esseri umani a semplici consumatori passivi, privi di voce e di senso di comunità.
Anche i meno dotati tra noi hanno gli strumenti per comprendere, o quantomeno sentire, che l’oblio delle idee di sinistra e di destra non è casuale: serve a costruire e mantenere una sola monoteistica ideologia dominante: quella che sinteticamente denominiamo capitalismo neoliberista. Si tratta di una dottrina totalizzante, che aspira a sopprimere ogni alternativa, a cancellare le diversità culturali, filosofiche e politiche. È un sistema che funziona a favore di una minuscola élite, mentre provoca devastanti conseguenze per il resto della popolazione, indipendentemente dalle sue simpatie ideologiche.
Si fonda su una spietata competizione senza regole e senza pause. Il fine ultimo della competizione, di ogni competizione, è la vittoria. Quando si giunge alla fine della competizione c’è un vincitore da una parte, e tutti gli sconfitti dall’altra. Per questo ci sono sempre più poveri e sempre meno ricchi, ma sempre più estremamente ricchi. Il fine ultimo del capitalismo è l’individualismo imperialista dominante e violento dell’uno su ogni altro. Non ci si fermi solo alla forza delle parole appena usate. Piuttosto se ne comprenda la portata ed il senso.
Perché oggi sembra che non ci siano più idee o soluzioni, di sinistra o di destra, ai problemi che percepiamo?
Perché una vera idea di sinistra o di destra comporta necessariamente la ricerca di una soluzione, l’impegno per superare le difficoltà, l’azione concreta. Il capitalismo neoliberista, invece, ha bisogno di problemi irrisolti, di domande senza risposta, di insoddisfazione perpetua. In questo modo può crescere e consolidarsi.
Per questa ragione, mentre le idee di sinistra e di destra esistono, gli esponenti del potere non ne rappresentano alcuna, piuttosto sono portatori di proposte identiche a se stesse, prive di sostanza, insignificanti. Questa vaga vuotezza, spesso priva di qualsiasi utile traduzione pratica, è uno strumento essenziale per mantenere le cose come stanno, o peggiorarle. Sono fondamentali per far sì che cambiamento, innovazione, riforma siano sinonimi di impoverimento, indebolimento, regresso.
Non si tratta solo di ignorare i problemi, di procrastinare decisioni difficili ed agire soluzioni che non risolvono, ma di arrecare danno, produrre malessere, generare fragilità, isolamento. In definitiva, è un gioco di prestigio che nasconde l’assenza totale di progetti reali per il bene della società.
