Psicologi cattivi, Draghi, Vaccini, Comunicazione e controllo sociale

DISCLAIMER: attenzione!!! Leggere!!! – Questo articolo non prende alcuna posizione sui vaccini, non parla di vaccini in quanto farmaci ma quanto prodotti di natura commerciale. Principalmente questo articolo parla di comunicazione, vendita e manipolazione.

Siete il direttore del marketing di una grande impresa. Avete a disposizione enormi strumenti e canali di comunicazione, e risorse economiche immense. Tuttavia, l’obbiettivo da raggiungere è molto impegnativo: dovete vendere a tutti un prodotto nuovo, dall’utilità non conosciuta, verso il quale sapete esistere una resistenza culturale e legale importante, avete come target commerciale minimo l’95% della popolazione occidentale.
L’Africa non è stato mai un mercato interessante per questo genere di iniziative.

FASE UNO – BRANDING

Il prodotto da immettere sul mercato si chiama Oniterc Plus+ Genetic RNA Mutation.
La prima cosa da fare è affidarsi all’ufficio creativo per trovare un nome più adeguato all’accettazione del mercato, poiché la parte “RNA Mutation” crea una enorme resistenza individuale e comunitaria, persino istituzionale. A dirla tutta, esiste un giudizio radicato non positivo correlato persino alla sola parola “Genetic”, poiché istintivamente associata a qualche modifica genetica sconosciuta, facilmente insalubre, e richiama alla mente la sigla OGM e la premurosa dicitura “non contiene OGM”.

L’ufficio creativo ritiene utile categorizzare il nuovo prodotto all’interno della dicitura “vaccino”, poiché il vaccino è un prodotto noto, ha una controversa ma ampia accettazione, supera le barriere di ordine legale, ed è funzionale alla parte commerciale: cioè ai sistemi di vendita e di fruizione del prodotto.

FASE DUE – L’ATTESA

I pubblicitari usano la parola teaser. Una sorta di anteprima, qualcosa che crei curiosità, che focalizzi l’attenzione verso un prodotto che non c’è ancora, prepari il mercato all’acquisto. Nel mondo cinematografico si chiama trailer. Anche in questo caso una anteprima per stimolare voglia, curiosità, accettazione.
In questo genere di “vendita nostra”, invece, il nome tecnico è presidente del consiglio.

Si sceglie in ogni Paese un testimonial istituzionale, totalmente incompetente sul prodotto (come George Clooney con il caffè o Antonio Banderas con i biscotti) affinché susciti accettazione ed attesa “solo con Oniterc Plus+ Genetic RNA Mutation risolveremo i nostri problemi”, “non c’è un’altra soluzione che Oniterc Plus+ Genetic RNA Mutation, tutti dovremo usarlo. La soluzione passa da qua”. Ed ancora “Oniterc Plus+ Genetic RNA Mutation è un prodotto sicuro, affidabile, efficace. Lo avranno tutti gratuitamente”.

Tuttavia, il prodotto ancora non esiste.

FASE TRE – PRODUZIONE E PREVENDITA

La produzione del prodotto genico viene affidata ad un certo numero di aziende, dando accesso esclusivo al mercato occidentale, ad alcune di esse.

Nello specifico ModeRNA (astutamente pronunziata “Moderna”), Pfizer, AstraZeneca e Jhonson&Jhonson.

Le aziende realizzeranno un prodotto diverso, con caratteristiche diverse, sistemi di funzionamento diverso, controindicazioni diverse, diversamente applicabili in situazioni differenti. Tuttavia, questa varietà diversificata di produzioni viene etichettata sotto la comune e non veritiera dicitura “vaccino”.

FASE TRE BIS – L’OCEANO DI RIFERIMENTO

Le imprese che fanno business operano in oceani rossi o oceani blu. Negli oceani rossi si scannano attraverso varie azioni competitive lecite e illecite. Nell’altro tutto fila liscio, l’azienda opera senza concorrenza, in esclusiva, in uno spazio di mercato incontestato, dalle possibilità illimitate come quelle di un oceano blu.

Spostarsi in un oceano blu è una attività complicata, soprattutto in maniera repentina, su un mercato forzato all’acquisto.

FASE QUATTRO – GRATIS

Negli ultimi anni si è imposta questa interessantissima espressione “se è gratis allora il prodotto sei tu”. Questa espressione si sposa perfettamente con tutti i servizi digitali “gratuiti” che esigono in cambio autorizzazioni, dati, geolocalizzazione, interessi, ed ogni genere di informazione personale e privata.

In questo caso “se è gratis”, invece, ha anche una valenza pubblicitaria più tradizionale. “Gratis” viene utilizzato per stimolare benevolenza, accettazione, predisposizione favorevole verso il distributore del prodotto che – essendo gratuito – viene elargito senza un sottostante interesse economico. Chiaramente questa narrazione è fasulla, ha uno scopo induttivo. Si usa spesso in pubblicità.

Come spesso accade nelle pubblicità di minor qualità il messaggio non è veritiero. Una commissione etica, il garante della pubblicità, avrebbe dovuto zittire i presidenti del consiglio che hanno usato la parola gratis in degli spot pubblicitari.

L’Oniterc Plus+ Genetic RNA Mutation viene pagato a caro prezzo da chiunque lo utilizzi ed anche da chi non lo utilizza, e persino da chi non lo vuole utilizzare. Il contrario di gratis.
I produttori non regalano il “vaccino”, lo vendono agli Stati che hanno i soldi per permetterselo economicamente.
Spieghiamolo: il Governo paga attraverso i soldi dello Stato, quindi del Popolo, un prodotto vario ed incerto, rivendendolo come “gratuito” allo stesso Popolo che è il destinatario consumatore di una mercanzia che, altrimenti, non avrebbe codesti totali acquirenti.

Gli Stati che non possono permetterselo? Peggio per loro! Mica si compiono azioni etiche per la tutela delle vite umane. Le produzioni sono protette da brevetti commerciali. Si tratta di attività commerciali, cos’altro?

FASE CINQUE – LA SCARSITÀ SELETTIVA

Funziona così: voi siete 10, ma io ho solo 5 scatolette. Una scatoletta la darò prima ai militari o ai medici o agli insegnanti, ancora non ho deciso. A te probabilmente no. La seconda scatola la darò agli anziani.
Il punto è: perché gli immigrati hanno diritto alla scatoletta? Ed i cinesi? Perché le scatolette si trovano a Roma e non a Pisa? Le donne e gli uomini possono avere indistintamente scatolette, o sarebbe preferibile escludere le donne? I bambini non avranno scatolette.

E tu?

Qualcuno si è preso delle scatolette, senza dire niente a nessuno. È giovane, è persino psicologo (come fosse un insulto), o un operatore sanitario non fondamentale.
Un esponente del potere finanziario, imposto come presidente del consiglio, esprime opinioni su una parte di una specifica categoria professionale. Che meraviglia! Si tratta di comunicazione efficace, crea conflittualità, attacca gruppi politicamente ininfluenti, attribuisce valore al prodotto trasmettendo un senso di scarsità, di preziosità e stimola competizione tra i potenziali fruitori.

Per alcuni è importante, per altri non è fondamentale.
Che significa non fondamentale? Non fondamentale per chi? Per cosa? Ci sono vite che non sono fondamentali? Così… per capirsi…

Questi psicologi hanno rubato le scatolette che avresti potuto avere tu! (A dire il vero sono stati obbligati da un atto del governo).

In tutta questa confusione, scientemente orchestrata da chi si occupa di comunicazione, quale risultato agognato si persegue?
Si vuole generare, ancora una volta, accettazione, desiderio del prodotto, e si vuole sottrarre capacità di ragionamento. In mezzo a tante domande senza risposta, tanti punti interrogativi in sospeso, tutti si sono persi la domanda fondamentale: che cosa c’è nella scatoletta? che prodotto è?

Nella scatoletta può esserci zucchero, cioccolata, cianuro, esplosivo. Forse, tu non sei interessato a nessuno di questi prodotti e – tuttavia – ti è stato indotto un desiderio di scatoletta.

FASE SEI – HARD DISCOUNT

Sei mai entrato in un negozio di prodotti alimentari a basso costo?
Girando per i corridoi ti consiglio di soffermarti innanzi agli scaffali dei biscotti. Se lo preferisci puoi portarti nella zona destinata ai prodotti per l’igiene della persona. Guarda i brand, i nomi, i loghi.
Vuoi spostarti nel reparto “freschi”? Va bene. Anche in quel caso osserva i brand.

Tra i marchi poco noti, tra quelli mai visti in pubblicità, troverai 2 o 3 prodotti brandizzati con il nome di una azienda famosa. Quello shampoo lo hai visto in tv! Non il mese scorso però. Lo hai visto 4 anni fa.

Ogni azienda sa che non può venderti lo stesso prodotto/brand all’infinito. Se vai nel reparto dei bambini non li trovi più i prodotti Plasmon, Diaterba o Mr.Baby. Perché?
Ogni prodotto – vaccino incluso – ha il suo ciclo vitale commerciale.

Prima c’è l’attesa, poi l’ingresso sul mercato, la saturazione, il cambio del canale di vendita passando al low-cost e – infine – la scomparsa dal mercato. Nel contempo è già stato lanciato un nuovo packaging, un nuovo nome, creato un nuovo bisogno indotto, creata una nuova scatoletta a prescindere dal contenuto vecchio, nuovo, utile, diverso, uguale, dannoso, benefico.

Ah ecco… a proposito di nome e di comunicazione manipolativa, c’è una cosa che ancora non hai notato. Leggi al contrario Oniterc+ e dimmi come ti senti?

Un ringraziamento speciale agli psicologi italiani

per essersi prestati contro la loro volontà al ruolo di vittima sacrificale nei processi comunicativi volti alla vendita.

FMG